Êàê ÷àñòî ÿ âèæó êàðòèíêó òàêóþ Âîî÷èþ, èëè îíà òîëüêî ñíèòñÿ: Äâå äåâî÷êè-ãåéøè î ÷¸ì-òî òîëêóþò, Çàáûâ, ÷òî äàâíî èì ïîðà ðàñõîäèòüñÿ. Íà óëèöå ò¸ìíîé âñå äâåðè çàêðûòû. Ëåíèâîå ïëàìÿ â ôîíàðèêå ñîííîì… À äåâî÷êè-ãåéøè êàê áóäòî çàáûòû Äâóìÿ îãîíüêàìè â ïðîñòðàíñòâå áåçäîííîì. Íó ÷òî âàì íå ñïèòñÿ, ïðåêðàñíûå ãåéøè? Âåäü äàæå ñâåð÷êè íåóìîë÷íû

Il Risveglio Del Killer

Il Risveglio Del Killer Blake Pierce “Un capolavoro del giallo e del mistero! L’autore ha svolto un magnifico lavoro, sviluppando i personaggi con un approfondito lato psicologico, descritto con tale cura da farci sentire all’interno della loro mente, provare le loro paure e gioire del loro successo. La trama ? molto avvincente e vi catturer? per tutta la durata del libro. Ricco di colpi di scena, questo libro vi terr? svegli fino all’ultima pagina.”--Books and Movie Reviews, Roberto Mattos (su Il Killer della Rosa)IL RISVEGLIO DEL KILLER ? il libro #14nella serie di bestseller dei misteri di Riley Paige, che comincia con IL KILLER DELLA ROSA (Libro #1) — scaricabile gratuitamente con oltre 1.000 recensioni a cinque stelle!Dopo 10 anni di inattivit?, uno sfuggente serial killer torna a colpire, lasciando alcuni indizi, e l’unico modo in cui l’Agente Speciale dell’FBI Riley Paige pu? catturarlo nel presente ? risolvere gli enigmi del passato.Delle donne vengono ritrovate morte, e in questo oscuro thriller psicologico, Riley Paige realizza di essere impegnata in una corsa contro il tempo. Gli omicidi del passato erano troppo sconvolgenti per essere risolti allora. Riley potr? risolverli 10 anni dopo? E unire tutti i puntini con i crimini del presente? Quando Riley si ritrova in crisi, giocando al gatto col topo con un brillante psicopatico potrebbe essere fin troppo per lei. Specialmente da quanto c’? qualcosa che non torna in questo caso….Thriller psicologico mozzafiato, IL RISVEGLIO DEL KILLER ? il libro #14 in una nuova serie affascinante — con un nuovo amato personaggio — che vi terr? incollati alle pagine fino a notte tarda.Il libro #15 nella serie di Riley Paige sar? presto disponibile. IL RISVEGLIO DEL KILLER (UN MISTERO DI RILEY PAIGE—LIBRO 14) B L A K E P I E R C E TRADUZIONE ITALIANA A CURA DI IMMACOLATA SCIPLINI Blake Pierce Blake Pierce ? l’autore della serie mistery campione d’incassi RILEY PAIGE, che include tredici Libri (e altri in arrivo). Blake Pierce ? anche l’autore della serie mistery MACKENZIE WHITE che comprende nove libri (e altri in arrivo); della serie mistery AVERY BLACK che comprende sei libri; della serie misteri KERI LOCKE che comprende cinque libri; della serie mistery GLI INIZI DI RILEY PAIGE che comprende due libri (e altri in arrivo); della serie mistery KATE WISE che comprende due libri (e altri in arrivo); dell’emozionante mistery psicologico CHLOE FINE che comprende due libri (e altri in arrivo); e dell’emozionante serie thriller psicologico JESSE HUNT che comprende due libri (e altri in arrivo). Un avido lettore e da sempre amante dei generi mistery e thriller, Blake ama avere vostre notizie, quindi sentitevi liberi di visitare il suo sito www.blakepierceauthor.com (http://www.blakepierceauthor.com) per saperne di pi? e restare informati. Copyright © 2018 by Blake Pierce. All rights reserved. Except as permitted under the U.S. Copyright Act of 1976, no part of this publication may be reproduced, distributed or transmitted in any form or by any means, or stored in a database or retrieval system, without the prior permission of the author. This ebook is licensed for your personal enjoyment only. This ebook may not be re-sold or given away to other people. If you would like to share this book with another person, please purchase an additional copy for each recipient. If you’re reading this book and did not purchase it, or it was not purchased for your use only, then please return it and purchase your own copy. Thank you for respecting the hard work of this author. This is a work of fiction. Names, characters, businesses, organizations, places, events, and incidents either are the product of the author’s imagination or are used fictionally. Any resemblance to actual persons, living or dead, is entirely coincidental. Jacket image Copyright hurricanehank, used under license from Shutterstock.com. LIBRI DI BLAKE PIERCE UN’EMOZIONANTE SERIE PSICOLOGICA DI JESSIE HUNT LA MOGLIE PERFETTA (Libro #1) IL QUARTIERE PERFETTO (Libro #2) LA CASA PERFETTA (Libro #3) L’EMOZIONANTE SERIE PSICOLOGICA DI CHLOE FINE LA PORTA ACCANTO (Libro #1) LA BUGIA DI UN VICINO (Libro #2) VICOLO CIECO (Libro #3) I GIALLI DI KATE WISE SE LEI SAPESSE (Libro #1) SE LEI VEDESSE (Libro #2) SE LEI SCAPPASSE (Libro #3) LA SERIE DEGLI INIZI DI RILEY PAIGE LA PRIMA CACCIA (Libro #1) IL KILLER PAGLIACCIO (Libro #2) LA SERIE DI GIALLI DI RILEY PAIGE IL KILLER DELLA ROSA (Libro #1) IL SUSSURRATORE DELLE CATENE (Libro #2) OSCURIT? PERVERSA (Libro #3) IL KILLER DELL’OROLOGIO (Libro #4) KILLER PER CASO (Libro #5) CORSA CONTRO LA FOLLIA (Libro #6) MORTE AL COLLEGE (Libro #7) UN CASO IRRISOLTO (Libro #8) UN KILLER TRA I SOLDATI (Libro #9) IN CERCA DI VENDETTA (Libro #10) LA CLESSIDRA DEL KILLER (Libro #11) MORTE SUI BINARI (Libro #12) MARITI NEL MIRINO (Libro #13) IL RISVEGLIO DEL KILLER (Libro #14) IL TESTIMONE SILENZIOSO (Libro #15) LA SERIE DI GIALLI DI MACKENZIE WHITE PRIMA CHE UCCIDA (Libro #1) UNA NUOVA CHANCE (Libro #2) PRIMA CHE BRAMI (Libro #3) PRIMA CHE PRENDA (Libro #4) PRIMA CHE ABBIA BISOGNO (Libro #5) PRIMA CHE SENTA (Libro #6) PRIMA CHE COMMETTA PECCATO (Libro #7) PRIMA CHE DIA LA CACCIA (Libro #8) PRIMA CHE AFFERRI LA PREDA (Libro #9) LA SERIE DI GIALLI DI AVERY BLACK UNA RAGIONE PER UCCIDERE (Libro #1) UNA RAGIONE PER CORRERE (Libro #2) UNA RAGIONE PER NASCONDERSI (Libro #3) UNA RAGIONE PER TEMERE (Libro #4) SERIE DI GIALLI DI KERI LOCKE TRACCE DI MORTE (Libro #1) TRACCE DI OMICIDIO (Libro #2) TRACCE DI PECCATO (Libro #3) TRACCE DI CRIMINE (Libro #4) TRACCE DI SPERANZA (Libro #5) INDICE PROLOGO (#u35ff7e11-414e-5bfc-95a8-f1796d01ec31) CAPITOLO UNO (#u44bfdcba-af1c-53a6-a1ff-86e0492141e7) CAPITOLO DUE (#ud7f1d011-390f-5915-832d-55e76ffc8d6a) CAPITOLO TRE (#u4e81eef1-8e92-54c9-8b80-b07d8776b80b) CAPITOLO QUATTRO (#u8a1a4297-4987-554a-88ff-96c5f89e8756) CAPITOLO CINQUE (#u2518617d-2495-5ed0-b01b-e880bf2c952a) CAPITOLO SEI (#ud2376519-0215-55c6-acd5-485c255e5bb8) CAPITOLO SETTE (#u03d87d82-51ce-52dd-a2b2-3f864ceec44f) CAPITOLO OTTO (#ud4c0f94d-2e7b-50f9-a41f-820b504a16ff) CAPITOLO NOVE (#uf3bcf975-22c5-5252-be6c-2018331c039b) CAPITOLO DIECI (#litres_trial_promo) CAPITOLO UNDICI (#litres_trial_promo) CAPITOLO DODICI (#litres_trial_promo) CAPITOLO TREDICI (#litres_trial_promo) CAPITOLO QUATTORDICI (#litres_trial_promo) CAPITOLO QUINDICI (#litres_trial_promo) CAPITOLO SEDICI (#litres_trial_promo) CAPITOLO DICIASSETTE (#litres_trial_promo) CAPITOLO DICIOTTO (#litres_trial_promo) CAPITOLO DICIANNOVE (#litres_trial_promo) CAPITOLO VENTI (#litres_trial_promo) CAPITOLO VENTUNO (#litres_trial_promo) CAPITOLO VENTIDUE (#litres_trial_promo) CAPITOLO VENTITR? 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Dette una boccata alla sua sigaretta e pens? con un sorriso amaro … Sembra che anche i gabbiani odino questo tempo. Non era sicuro del perch? si fosse preso la briga di camminare fin l? da casa sua. Di solito gli piacevano i suoni e gli odori della spiaggia di sera. Forse era solo la sua et?, ma in quel momento trovava difficile apprezzare qualcosa con quel caldo umido. Le estati si erano fatte pi? calde negli ultimi anni. Persino dopo un crepuscolo come quello, la brezza marina non offriva alcun refrigerio e l’umidit? era soffocante. Fin? di fumare la sigaretta e gett? il mozzicone nella sabbia, schiacciandolo col piede. Poi, si allontan? dall’acqua e riattravers? la spiaggia fino a casa, una struttura consumata dagli eventi atmosferici, affacciata su una vecchia strada e sulla spiaggia desolata. Oltrepassata la striscia di sabbia, Gareth ripens? a tutte le riparazioni che aveva apportato alla casa dopo l’ultimo uragano, soltanto alcuni anni prima. Aveva dovuto ricostruire il grande porticato anteriore e le scale; aveva sostituito molti pannelli sui lati della casa e numerose tegole del tetto, ma era stato fortunato che non si fosse verificato alcun grave danno strutturale. Amos Crites, proprietario delle due case a lato della sua, aveva dovuto affrontare quasi una completa ricostruzione. Quella maledetta tempesta, pens?, scacciando una zanzara. Il valore delle propriet? era crollato da allora. Avrebbe voluto vendere la sua casa, e lasciare definitivamente Rushville, ma nessuno l’avrebbe pagata abbastanza. Gareth viveva in quella cittadina da sempre, e senz’altro non sentiva che gli era stata molto di aiuto. In realt?, Rushville era andata sempre peggiorando, almeno da quando l’interstatale l’aveva aggirata. Ricordava come fosse stata una prospera piccola cittadina turistica estiva prima di allora, ma quei giorni ormai erano passati da molto tempo. Gareth attravers? un’apertura nella staccionata posta sul limitare della sabbia ed entr? sulla strada sul lungomare. Mentre sentiva le suole delle scarpe assorbire il calore dal selciato, rivolse lo sguardo verso la propria casa. Le finestre al primo piano erano illuminate e amichevoli … Sembra quasi che qualcuno ci viva. Tuttavia “vivere” non gli sembrava il termine giusto per descrivere la sua esistenza solitaria. E i pensieri di giorni pi? felici, quando sua moglie Kay era ancora viva e crescevano la loro figlia Cathy, contribuivano solo a renderlo pi? depresso. Mentre camminava lungo il marciapiede che portava alla sua abitazione, Gareth scorse qualcosa attraverso la zanzariera, un’ombra che si muoveva all’interno della casa. Chi pu? essere? si chiese. Non era sorpreso dal fatto che un visitatore vi si fosse introdotto. La porta era spalancata e la zanzariera era sbloccata. Gli amici di Gareth erano sempre stati liberi di andare e venire come volevano. “E’ un paese libero” gli piaceva dire loro. “O cos? dicono.” Mentre saliva per le lunghe scale sbilenche, fino al suo porticato, Gareth suppose che il visitatore fosse Amos Crites. Forse, era arrivato da casa sua fino dall’altra parte della citt?, per controllare le sue propriet? lungo la spiaggia. Gareth sapeva che nessuno aveva affittato una casa per agosto, un mese notoriamente caldo e umido da quelle parti. S?, scommetto che ? lui, Gareth pens? mentre attraversava il porticato. Amos spesso si fermava per brontolare su tutto, e Gareth era felice di intervenire, lamentandosi anche lui. Forse lui ed Amos si influenzavano negativamente a vicenda in quel modo … Ma ehi, a che cosa servono gli amici? Gareth se ne stette fuori dalla porta, scuotendo la sabbia via dai sandali. “Ehi, Amos” grid?. “Prenditi una birra dal frigo.” Si aspettava che Amos gli rispondesse … “Gi? fatto.” Ma non giunse alcuna risposta. Gareth pens? che Amos fosse andato in cucina, proprio in quel momento, per prendere una birra. O forse, era soltanto pi? irascibile del solito. Il che a Gareth stava bene … Dicono che la miseria ami la compagnia. Gareth apr? la zanzariera ed entr?. “Ehi, Amos, come va?” grid?. Scorse l’accenno di un movimento ai margini del suo campo visivo. Si volt? e colse una forma scura contro la lampada del soggiorno. Chiunque fosse, era stato troppo rapido, perch? Gareth potesse fargli delle domande. La figura sollev? un braccio, e Gareth colse un bagliore di acciaio. Qualcosa di inspiegabilmente duro lo colp? sulla fronte, e poi ci fu un’esplosione nel cervello, come vetri rotti. Poi, non ci fu pi? nulla. CAPITOLO UNO La luce del mattino carezzava le onde, mentre Samantha Kuehling guidava l’auto della polizia lungo la strada che costeggiava la spiaggia. Seduto accanto a lei, il partner, Dominic Wolfe, disse … “Ci creder? quando lo vedr?.” Sam non rispose. N? lei n? Dominic sapevano ancora di che “cosa” si trattasse in realt?. Ma la verit? era che lei era gi? piuttosto convinta di che cosa fosse. Conosceva il quattordicenne Wyann Hitt da sempre. Poteva essere scontroso, proprio come qualsiasi adolescente della sua et?, ma non era un bugiardo. Non era stato molto preciso, ma chiarissimo su una cosa … E’ successo qualcosa a Gareth Ogden. Qualcosa di brutto. Sam non sapeva nient’altro. E neppure Dominic. Appena lei parcheggi? l’auto di fronte alla casa di Gareth, not? Wyatt seduto in fondo alle scale che conducevano al porticato. Accanto a lui, c’era un sacchetto di stoffa di giornali non consegnati. Quando Sam e Dominic uscirono dall’auto e gli si avvicinarono, il ragazzo biondino non li guard? nemmeno. Continu? soltanto a guardare dritto dinnanzi a s?. Il volto era anche pi? pallido del solito, e il ragazzo tremava, sebbene fosse gi? caldo quella mattina. E’ in stato di shock, Sam comprese. Dominic gli disse: “Raccontaci cosa ? successo.” Wyatt si raddrizz? al suono della voce di Dominic, rivolgendogli uno sguardo gelido. Poi, balbett? con voce rauca e spaventata, peggiorata dai cambiamenti dell’adolescenza. “Lui … lui ? l? … in casa. Il Signor Ogden, voglio dire.” Poi, riprese di nuovo a guardare verso il Golfo. Sam e Dominic si scambiarono un’occhiata. Intu? dall’espressione allarmata di Dominic che stavano avendo lo stesso pensiero. Sam rabbrivid? al pensiero … Ho idea che le cose stiano per farsi tremendamente serie per entrambi. I due salirono le scale ed attraversarono il porticato. Guardando attraverso la zanzariera, videro Gareth Ogden. Dominic barcoll? all’indietro, allontanandosi dalla porta. “Ges? Cristo!” grid?. Ogden giaceva sulla schiena riverso sul pavimento, con gli occhi e la bocca spalancati. Aveva una ferita aperta e sanguinante sulla fronte. Dominic torn? alle scale e grid? a Wyatt … “Che cosa diavolo ? successo? Che cos’hai fatto?” Quasi sorpresa di non condividere il panico di Dominic, Sam lo prese per un braccio e disse tranquillamente: “Lui non ha fatto niente, Dom. E’ solo un ragazzo che consegna i giornali.” Dominic respinse la mano della partner e scese di corsa in fondo alle scale. Si accan? contro il povero Wyatt, fermo ai suoi piedi. “Dimmelo!” Dominic grid?. “Che cos’hai fatto? Perch??” Sam raggiunse di corsa Dominic. Afferr? l’isterico poliziotto e lo spinse violentemente sul prato. “Lascialo stare, Dom” Sam disse. “Me ne occupo io, OK?” Il viso di Dominic sembrava pallido quanto quello di Wyatt e come lui stava tremando per lo shock. Annu? e rimase in silenzio, mentre Sam raggiungeva il ragazzo, aiutandolo a sedersi di nuovo. Gli si accovacci? di fronte e lo tocc? sulla spalla. Poi lo incoraggi?: “Andr? tutto BENE, Wyatt. Fai dei lunghi respiri profondi.” Il povero Wyatt non riusc? a seguire quelle istruzioni. Era visibilmente in iperventilazione e singhiozzava al contempo. Wyatt riusc? a dire con voce spezzata: “Io, io sono venuto a consegnargli il giornale e l’ho trovato l? dentro.” Sam osserv? Wyatt di sbieco, pensieroso. “Perch? sei salito fino al porticato del Signor Ogden?” gli chiese. “Non potevi semplicemente limitarti a lanciare il giornale dal cortile?” Wyatt alz? le spalle e disse: “No, andava fuori di testa quando lo facevo. Diceva che faceva troppo rumore e lo svegliava. Perci?, mi ha chiesto di venire fin sopra il porticato, e cos? dovevo lasciare il giornale tra la zanzariera e la porta. Altrimenti, diceva che sarebbe andato fuori di testa. Cos?, sono salito fin su e stavo per aprire la zanzariera, quando ho visto …” Wyatt fu scosso da un brivido per un momento, poi con un gemito aggiunse … “E allora, vi ho chiamati con il mio cellulare.” Sam gli diede una pacca sulla schiena. “Andr? tutto BENE” replic?. “Hai fatto la cosa giusta a chiamare la polizia. Adesso, aspetta qui.” Wyatt guard? la sua sacca. “Ma questi giornali, devo ancora distribuirli.” Povero ragazzo, Sam pens?. Era ovviamente terribilmente confuso. E, soprattutto, a quanto sembrava era anche vittima di un mal riposto senso di colpa. Sam immagin? che fosse una reazione naturale. “Non devi fare niente” rispose. “Non sei nei guai. Andr? tutto BENE. Ora aspetta qui, come ho detto.” Si alz? dallo scalino e cerc? Dominic, che era ancora fermo in silenzio con la bocca spalancata. Sam stava iniziando a provare un po’ di rabbia. Non sa che dovrebbe comportarsi da poliziotto? Lo chiam?: “Dom, vieni. Dobbiamo entrare l? dentro e guardare che cos’? successo.” Dom rimase fermo, come se fosse sordo e non si fosse reso conto delle parole della sua partner. La donna lo chiam? con maggiore durezza. “Dominic, vieni con me, dannazione.” Dominic annu? silenziosamente, poi la segu? in cima alle scale e attraverso il porticato, fin nell’interno della casa. Gareth Ogden giaceva con braccia e gambe divaricate sul pavimento; portava dei sandali, un paio di pantaloncini e una t-shirt. La ferita alla fronte sembrava stranamente precisa e simmetrica. Sam si abbass? per dare un’occhiata migliore. Ancora immobile, Dominic balbett?: “N-non toccare niente.” Sam quasi ringhi? … “Pensi davvero che io sia un’idiota?” Quale poliziotto non sapeva che avrebbe dovuto prestare attenzione su una simile scena del crimine? Poi volse lo sguardo verso Dominic, notando come fosse ancora pallido e tremante. Non star? per svenire? si chiese. Gli indic? una poltrona vicina e disse: “Siediti, Dom.” Dominic esegu? silenziosamente. Sam si chiese … Ha mai visto un cadavere prima? La sua esperienza si limitava ai funerali a bare aperte dei nonni. Naturalmente, questo era un caso completamente diverso. Tuttavia, Sam si sentiva stranamente calma e aveva tutto sotto controllo, quasi come se si fosse preparata a lungo ad affrontare qualcosa del genere. Ovviamente, ci? non valeva per Dominic. Osserv? con attenzione la ferita sulla fronte di Ogden: assomigliava ad una piccola dolina crollata lungo una strada di campagna nei pressi di Rushville l’anno precedente, una strana cavit? aperta che non avrebbe dovuto esserci. Dettaglio ancor pi? strano era che la pelle sembrava intatta, non lacerata, ma allungata nella forma esatta dell’oggetto che l’aveva colpita. A Sam occorse soltanto un istante per capire quale fosse stata l’arma del delitto. Si rivolse a Dominic: “Qualcuno l’ha colpito con un martello.” Dominic parve dare segni di ripresa: si alz? dalla poltrona, s’inginocchi? accanto a Sam e guard? attentamente il cadavere. “Come sai che si tratta di un martello?” le chiese. Bench? si rendesse conto che avrebbe potuto sembrare una battuta infelice, Sam replic? … “Conosco i miei strumenti.” In effetti, era vero. Sugli strumenti da lavoro, fin dall’infanzia, suo padre le aveva insegnato pi? di quanto la maggior parte dei ragazzi normalmente apprendesse nel corso di una vita intera. E la dentellatura della ferita di Ogden aveva l’esatta forma della punta arrotondata di un comune martello. La ferita era troppo grande per essere stata opera, ad esempio, di un martello da lavoro. Inoltre, ci sarebbe voluto un martello pi? pesante per assestare un solo colpo mortale. Un martello a granchio o uno strappachiodi, immagin?. Uno o l’altro. Poi, disse a Dominic: “Mi chiedo come il killer sia entrato qui.” “Oh, lo so io” il partner replic?. “Ogden non chiudeva mai a chiave la porta, persino quando non era in casa. Talvolta, la lasciava spalancata anche di notte. Sai come vive qui lungo la riva la gente; sono stupidi e fiduciosi.” Sam trov? triste il sentire i termini “stupidi” e “fiduciosi” nella stessa frase. Perch? le persone non avrebbero dovuto lasciare le proprie case aperte in una cittadina come Rushville? Ormai erano anni che non si verificano crimini violenti. Beh, non saranno pi? cos? fiduciosi ora, pens?. Sam riprese: “La domanda ?, chi ? stato?” Dominic scroll? le spalle ed obiett?: “Chiunque sia il colpevole, senza dubbio sembra che Ogden sia stato proprio colto di sorpresa.” Studiando l’espressione trasfigurata del volto del cadavere, Sam annu? silenziosamente. Dominic aggiunse: “Immagino che sia stato uno di fuori, non qualcuno di queste parti. Voglio dire, Ogden era una cattiva persona, ma nessuno in citt? lo odiava cos? tanto. E nessuno di qui ha le caratteristiche di un assassino. Probabilmente si ? trattato di un vagabondo che ? venuto e se ne ? andato. Dovremmo essere davvero fortunati a prenderlo.” Quel pensiero fece girare lo stomaco a Sam. Non potevano permettere che una cosa simile accadesse proprio l? a Rushville. Proprio non possiamo. Inoltre, aveva il forte sospetto che Dominic si sbagliasse. Il killer non era semplicemente un vagabondo di passaggio. Il suo istinto le diceva che Ogden era stato assassinato da qualcuno che viveva l? intorno. Prima di tutto, Sam sapeva che questa non era la prima volta che qualcosa del genere accadeva a Rushville. Ma sapeva anche che ora non era il momento di cominciare a fare ipotesi. Cos? invit? Dominic: “Chiama il Capo Crane. E lui chiamer? il coroner della contea.” L’uomo annu?, prendendo in mano il suo cellulare. Prima di prendere il suo, Sam si asciug? il sudore che le imperlava fronte. Si stava gi? rivelando una giornata calda … E diventer? molto pi? calda. CAPITOLO DUE Riley Paige respir? a pieni polmoni la fresca aria oceanica. Era seduta nell’alto porticato di una casa sulla spiaggia dove aveva trascorso l’ultima settimana con il suo compagno Blaine e le loro tre figlie adolescenti. In lontananza, nell’ampia spiaggia, si erano radunati alcuni vacanzieri estivi, mentre altri facevano il bagno. Riley vide April, Jilly e Crystal giocare con le onde. Bench? nei pressi ci fosse un bagnino, Riley era contenta di poter tenere sott’occhio le ragazze. Blaine, sdraiato nell’ampia sedia accanto a lei, interruppe il silenzio: “Allora, sei contenta di aver accettato il mio invito a venire qui?” Riley gli strinse la mano e rispose: “Molto contenta. Potrei davvero abituarmi a questo.” “Ci spero” Blaine esclam?, stringendole anche lui la mano. “Quando ? stata l’ultima volta che hai fatto una vacanza come questa?” Quella domanda colse Riley leggermente impreparata. “Non ne ho idea” rispose. “Immagino, che siano passati anni.” “Beh, allora dovrai rimediare” Blaine replic?. Riley sorrise e pens? … S?, e abbiamo un’altra intera settimana per farlo. Fino ad allora tutti si erano davvero divertiti. Un ricco amico di Blaine gli aveva offerto l’utilizzo della casa a Sandbridge Beach per due settimane ad agosto. Quando Blaine le aveva invitate ad andare, Riley si era resa conto di dovere ad April e Jilly il passare pi? tempo lontana dal lavoro, divertendosi con loro. In quel momento si sorprese a pensare … Lo dovevo anche a me stessa. Forse, se avesse fatto abbastanza pratica in quell’estate, si sarebbe persino abituata a viziarsi. Al loro arrivo, Riley era rimasta meravigliata dall’eleganza di quel posto, una bella casa su palafitta, con una splendida vista sulla spiaggia dal suo porticato. C’era persino una piscina esterna sul retro. Erano arrivati giusto in tempo per festeggiare il sedicesimo compleanno di April. Riley e le ragazze avevano trascorso quella giornata a fare shopping a ventiquattro chilometri di distanza, a Virginia Beach, e avevano anche visitato il suo acquario. Da allora, non avevano quasi lasciato quel posto, e le ragazze non sembravano affatto annoiarsi. Blaine, con gentilezza, liber? la mano di Riley, e si alz? dalla sdraio. Riley brontol?: “Ehi, dove pensi di andare?” “A finire di preparare la cena” Blaine rispose. Poi, con un sorrisetto malizioso, aggiunse: “A meno che tu non preferisca andare a mangiare fuori.” Riley rise a quella piccola battuta. Blaine possedeva un ristorante di classe a Fredericksburg, e lui stesso era uno chef. Da quando erano l?, aveva preparato delle meravigliose cene a base di pesce. “E’ fuori questione” Riley rispose. “Ora va’ dritto in cucina e mettiti al lavoro.” “OK, capo” Blaine rispose. Le diede un rapido bacio e torn? dentro. Riley rimase ad osservare le ragazze divertirsi con le onde per qualche istante, poi inizi? a sentirsi un po’ ansiosa e decise di andare dentro ad aiutare Blaine con la cena. Ma, naturalmente, sapeva che le avrebbe chiesto di tornare fuori e lasciare che lui si occupasse di cucinare. Quindi Riley prese il giallo che stava leggendo. Era troppo confusa al momento per seguire appieno la complicata trama, ma si stava godendo la lettura. Dopo un po’, sent? tutto il proprio corpo contrarsi, e si rese conto di aver fatto cadere il libro al suo fianco. Si era addormentata per alcuni minuti, o era passato pi? tempo? Non che le importasse davvero. Ma la luce del pomeriggio stava svanendo, e le onde stavano incurvandosi pi? in alto. L’acqua sembrava un po’ pi? minacciosa, ora che la marea inarrestabile si stava manifestando. Persino con il bagnino ancora in servizio, Riley si sent? a disagio. Stava per prepararsi ad alzarsi e fare cenno alle ragazze, gridando loro che era ora di uscire dall’acqua, ma sembrava che fossero giunte alla sua stessa conclusione da sole. Erano sulla spiaggia, intente a costruire un castello di sabbia. Riley fu lieta del loro buon senso: in momenti come quello, quando l’oceano assumeva una tinta nefasta, non sembrava davvero un posto a cui gli esseri umani potessero appartenere. Alcuni abitanti delle profondit? erano capaci di violenza terribile, almeno brutale e crudele quanto quella dei mostri umani a cui lei dava la caccia e che combatteva come investigatrice del BAU. Riley fu percorsa da un brivido, al ricordo di come talvolta avesse dovuto proteggere la sua famiglia contro quei mostri umani. Erano stati terribili. Non era cos? ingenua da immaginare di poter combattere con i mostri delle profondit?. L’ultimo caso di Riley era stato risolto un mese prima, accoltellamenti di uomini ricchi e potenti nelle case snob ed eleganti della Georgia. Nelle settimane successive la sua vita professionale era stata insolitamente tranquilla e, in qualche modo noiosa, a dire il vero. Aveva aggiornato registri, preso parte a meeting, e dato consigli ad altri agenti sui loro casi. Le era piaciuto tenere un paio di lezioni agli studenti dell’Accademia dell’FBI. Come investigatrice esperta, addirittura celebre, Riley era una docente popolare, almeno quando era disponibile. Vedere quei giovani volti nella classe le aveva ricordato il suo iniziale idealismo, quando era ancora una tirocinante all’Accademia. A quel tempo, aveva sperato di liberare il mondo dai criminali. Anni dopo le sue speranze erano diminuite ma stava ancora facendo del proprio meglio. Che altro posso fare? si chiese. Era il solo lavoro che conosceva, e sapeva di essere molto brava a svolgerlo. Sent? gridare la voce di Blaine … “Riley, la cena ? pronta. Chiama le ragazze.” Riley si alz? e fece un cenno, gridando: “La cena ? pronta!” con tutto il fiato che aveva. Le ragazze si allontanarono dal castello di sabbia, che era diventato piuttosto elaborato, e si precipitarono verso la casa. Corsero sotto il porticato, dove Riley era seduta sul retro della casa, a fare una doccia veloce accanto alla piscina. Prima di entrare in casa, Riley si sofferm? un poco, appoggiata alla ringhiera, e vide che il castello di sabbia delle ragazze stava ormai crollando per via della marea. Riley non riusc? a fare a meno di percepire un pizzico di tristezza per questo, ma ricord? a se stessa che era normale che accadesse ai castelli fatti di sabbia. Aveva passato ben poco tempo in spiaggia quando era pi? giovane. Non aveva vissuto quel tipo d’infanzia. Ma osservando le ragazze durante gli ultimi giorni, sapeva che parte del divertimento nel costruire castelli di sabbia era propio il fatto che sarebbero stati distrutti. Una sana lezione di vita, direi. Se ne stette ad osservare il castello di sabbia svanire nell’acqua per alcuni istanti. Quando sent? le tre ragazze correre per le scale sul retro, percorse il porticato intorno alla casa per accoglierle. Una era la figlia sedicenne di Blaine, Crystal, la migliore amica di April. L’altra era la figlia quattordicenne di Riley, appena adottata, Jilly. Mentre le tre ragazze ridacchianti cominciarono a correre in camera a cambiarsi i costumi per la cena, Riley not? un piccolo taglio sulla coscia di Jilly. Prese gentilmente Jilly per un braccio e disse: “Come te lo sei fatto?” Jilly dette un’occhiata al taglio e disse: “Non lo so. Sono stata maldestra, direi. Sono finita in una spina o qualcosa di appuntito.” Riley si ferm? ad esaminare il taglio. Non era affatto grave, e stava gi? iniziando a cicatrizzarsi. Eppure, a Riley parve comunque strano. Ricord? che Jilly aveva un taglio simile sull’avambraccio il giorno in cui erano arrivate l?. Jilly aveva detto che era stata Marbles, la gatta di April, a graffiarla. April l’aveva negato. Jilly si allontan? da lei, visibilmente sulla difensiva, pens? Riley. “Non ? niente, mamma, OK?” Riley disse: “C’? un kit di pronto soccorso in bagno. Mettici su del disinfettante, prima di venire a cena.” “OK, d’accordo” Jilly replic?. Riley continu? ad osservarla, mentre Jilly correva dietro ad April e Crystal in camera da letto. Nulla di cui preoccuparsi, Riley si disse. Ma era difficile non preoccuparsi. Jilly viveva con loro soltanto da gennaio. Quando Riley lavorava ad un caso in Arizona, aveva salvato Jilly da circostanze disperate. Dopo alcune vicissitudini legali e personali, Riley era finalmente riuscita ad adottare Jilly soltanto un mese prima, e la ragazza sembrava felice con la sua nuova famiglia. E inoltre … E’ soltanto un piccolo taglio, nulla di cui preoccuparsi. Riley and? in cucina ad aiutare Blaine ad apparecchiare e mettere in tavola la cena. Le ragazze presto si unirono a loro, e tutti si sedettero: avrebbero gustato dei deliziosi filetti fritti di platessa, serviti con salsa tartara. Tutti erano felici e sorridenti. Quando Blaine serv? la cheesecake come dessert, una sensazione calda e piacevole s’impossess? di Riley. Siamo come una famiglia, lei pens?. O forse questo non era proprio giusto. Forse, solo forse … Siamo davvero una famiglia. Era passato molto tempo dall’ultima volta che Riley si era sentita cos?. Quando termin? il dessert, pens? di nuovo … Potrei davvero abituarmi a questo. * Dopo la cena, le ragazze tornarono nella loro camera a giocare, prima di dormire. Riley si un? a Blaine sul porticato, dove sorseggiarono un bicchiere di vino, mentre osservavano la notte farsi sempre pi? profonda. I due restarono in silenzio a lungo. Riley si crogiolava in quella tranquillit?, e sentiva che era cos? anche per Blaine. Non riusciva a ricordare di aver condiviso molti momenti semplici, sereni e silenziosi come questo con il suo ex-marito, Ryan. Alternativamente avevano parlato o scelto deliberatamente di non farlo. E, quando non avevano parlato, avevano vissuto semplicemente nei loro mondi separati. Ma Blaine era una vera parte del mondo di Riley adesso … Ed ? un bel mondo. La luna splendeva, e, mentre la notte diventava pi? buia, le stelle apparivano in grandi gruppi, incredibilmente splendidi e distanti dalle luci della citt?. Le cupe onde del Golfo riflettevano la luce della luna e delle stelle. Lontano, l’orizzonte divenne sfocato e infine svan?, cos? che il mare e il cielo si potessero fondere insieme. Riley chiuse gli occhi e ascolt? per un momento il suono della marea. Non c’erano altri suoni, nessuna voce, niente televisore, niente traffico cittadino. Riley fece un lungo, profondo e felice sospiro. Come per rispondere a quel sospiro, Blaine disse … “Riley, mi stavo chiedendo …” L’uomo fece una pausa. Riley apr? gli occhi e lo guard?, scorgendo solo un bagliore di tensione. Poi, l’uomo prosegu? … “Ti sembra di conoscermi da tanto, o solo da poco?” Riley sorrise. Era una domanda interessante. Si conoscevano ormai da un anno, e avevano deciso di mettersi insieme da circa tre mesi. In tutto quel lasso di tempo, il loro rapporto si era molto consolidato. Lei e le loro famiglie avevano anche attraversato dei momenti di incredibile pericolo, e Blaine aveva dimostrato grande intraprendenza e coraggio. In questi mesi, Riley aveva imparato a volergli bene, a fidarsi di lui ed a ammirarlo. “E’ difficile da dire” rispose. “Entrambi direi. Sembra tanto tempo, per quanto si ? consolidato il nostro rapporto. Sembra poco tempo, perch? … beh, perch? talvolta mi stupisco di quanto in fretta ci siamo avvicinati.” Ci fu di nuovo silenzio e Riley comprese che Blaine si sentiva esattamente nello stesso modo. Infine, Blaine riprese … “Che cosa pensi … che dovrebbe succedere adesso?” Riley lo guard? negli occhi. Il suo sguardo era sincero e indagatore. La donna sorrise e disse la prima cosa che le pass? per la mente. “Perch?, Blaine Hildredth, mi stai facendo la proposta?” Blaine sorrise e replic?: “Vieni dentro. Devo mostrarti una cosa.” CAPITOLO TRE A Riley mancava il fiato. Un mondo intero di future possibilit? sembrava aprirsi di fronte a lei, e non aveva alcuna idea di che cosa pensarne al momento. Non sapeva che cosa dire, perci? si limit? a prendere il suo bicchiere di vino e segu? Blaine, attraversando il porticato, fino alla sala da pranzo. Blaine raggiunse un mobiletto e tir? fuori un grosso rotolo di carta. Quando erano arrivati, Riley lo aveva notato togliere il rotolo dall’auto, insieme alle altre cose per la spiaggia, ma non si era preoccupata di chiedergli che cosa fosse. L’uomo srotol? il rotolo sul tavolo della camera da pranzo, mise delle tazze sui bordi per tenerlo fermo. Sembrava una sorta di pianta elaborata. “Che cos’??” Riley chiese. “Non la riconosci?” Blaine chiese. “E’ la mia casa.” Riley dette una migliore occhiata ai disegni, sentendosi lievemente perplessa. Lei disse: “Ecco … sembra incredibilmente grande per essere la tua casa.” Blaine abbozz? un sorriso e spieg?: “Perch? un’intera ala non ? stata ancora costruita.” Riley si sentiva certamente confusa, mentre Blaine cominciava a spiegare i disegni. Mostr? come la nuova ala avrebbe incluso camere da letto per April e Jilly. E, naturalmente, ci sarebbe stato un intero appartamento per Gabriela, la governante di Riley, che avrebbe lavorato per loro quando il tutto sarebbe stato costruito. Il nuovo progetto includeva persino un piccolo ufficio per Riley. Non ne aveva avuto uno da quando Jilly era andata a vivere con lei, perch? lo aveva convertivo in camera da letto per la ragazza. Riley si sentiva commossa e divertita al contempo. Quando ebbe terminato le spiegazioni, lei domand? … “Quindi, questo ? il tuo modo di chiedermi di sposarti?” Blaine balbett?: “Io, io direi di s?. Mi rendo conto che non ? molto romantico. Niente anello, niente proposta in ginocchio.” Riley rise e disse: “Blaine, se t’inginocchi giuro su Dio che ti prendo a schiaffi, sciocco che non sei altro.” Blaine la fiss? con sorpresa. Ma Riley era stata sincera. Stava avendo un flashback del momento in cui Ryan le aveva fatto la proposta molti anni prima, quando erano giovani e poveri; Ryan, un avvocato in difficolt? e Riley una tirocinante dell’FBI. Ryan aveva eseguito l’intero rituale, inginocchiandosi e offrendole un anello, che a dire il vero non poteva permettersi. Allora, era sembrato abbastanza romantico. Ma le cose erano andate a finire male per loro e quel ricordo ora sembrava amaro per Riley. La proposta molto meno tradizionale di Blaine appariva perfetta al confronto. Blaine mise il braccio intorno alle spalle di Riley, e la baci? sul collo. “Sai, il matrimonio avrebbe vantaggi pratici” le disse. “Non dovremmo dormire in camere separate quando le ragazze sono in giro.” Riley sent? una scintilla di desiderio al suo bacio e al suo suggerimento. S?, quello sarebbe un vantaggio, pens?. I momenti d’intimit? erano stati scarsi. I due erano confinati in camere separate, persino durante questa piacevole vacanza. Riley sospir? profondamente e disse: “E’ molto a cui pensare, Blaine. Molto per entrambi su cui riflettere.” Blaine annu?. “Lo so. Ecco perch? non mi aspetto che salti dalla gioia, gridando ‘s?, s?, s?’ con tutto il fiato che hai in corpo. Voglio solo che tu sappia …. che ce l’ho in testa, e spero che sia cos? anche per te.” Riley sorrise ed ammise: “S?, ci ho pensato.” Si guardarono negli occhi per alcuni istanti. Ancora una volta, Riley si trov? a godere della tranquillit? che albergava tra di loro. Ma, naturalmente, sapeva che non potevano lasciare tutte quelle domande che frullavano a entrambi per la testa, senza alcuna risposta. Infine, Riley propose: “Torniamo di l?.” Riempirono i loro bicchieri e uscirono sul porticato, sedendosi nuovamente. La notte diventava sempre pi? piacevole col passare del tempo. Blaine si allung? e prese la mano di Riley. “So che ? una grande decisione. Abbiamo tanto su cui riflettere. Da un lato, siamo entrambi gi? stati sposati. E … beh, non ringiovaniremo di certo.” Riley pens? silenziosamente … Motivo ancor pi? valido per prendere un impegno. Blaine continu?: “Forse dovremmo iniziare col fare una lista di tutte le ragioni per cui questa non potrebbe essere una buona idea.” Riley rise e disse: “Oh, Blaine, dobbiamo?” Ma sapeva perfettamente che lui aveva ragione. E potrei essere proprio io ad iniziare, decise. Fece un respiro lungo e profondo, e disse: “Tanto per cominciare, non ci siamo solo noi di mezzo. Siamo gi? entrambi genitori, con tre figlie adolescenti tra noi. Se ci sposiamo, saremmo anche matrigna e patrigno, io per tua figlia, e tu per le mie due figlie. E’ un grosso impegno, direi.” “Lo so” Blaine disse. “Ma amo l’idea di fare da padre ad April e Jilly.” A Riley venne un nodo in gola per l’emozione, dinnanzi alla sincerit? nella voce dell’uomo. “Provo lo stesso per Crystal” rispose. Poi, con un sorrisetto aggiunse: “Le mie ragazze hanno gi? una gattina e una cagnolina. Spero che vada BENE.” Blaine disse: “Va bene. Non chieder? nemmeno un anticipo per gli animali.” La loro risata riecheggi? musicalmente nell’aria notturna. Poi, Riley disse: “OK, ? il tuo turno.” Blaine sospir? profondamente e disse: “Beh, abbiamo entrambi un ex.” Ripetendo il suo sospiro, Riley disse: “Vero.” Un brivido la scosse al ricordo del suo unico incontro con l’ex-moglie di Blaine, Phoebe. La donna stava fisicamente attaccando la povera Crystal, in preda ad una rabbia dovuta allo stato di ebbrezza, finch? Riley non era intervenuta, allontanandola dalla figlia. Blaine aveva detto a Riley, che aver sposato Phoebe era stato un errore di giovent?: non era stato a conoscenza del fatto che fosse bipolare e pericolosa per se stessa e gli altri. Sembrando intuire i pensieri di Riley, Blaine disse … “Non ho pi? notizie di Phoebe. Vive con sua sorella Drew. Comunico con Drew di tanto in tanto. Dice che Phoebe ? in cura, e sta migliorando, ma che non pensa pi? a Crystal e a me. Sono certo che sia uscita definitivamente dalle nostre vite.” Riley deglut? rumorosamente e disse … “Vorrei poter dire lo stesso per Ryan.” Blaine strinse la mano di Riley e disse: “Beh, lui ? il padre di April. Vorr? continuare a fare parte delle nostre vite. E anche di quella di Jilly. Questo lo capisco.” “Sei troppo giusto con lui” Riley replic?. “Davvero? Perch??” Riley riflett?. … Come posso cominciare a spiegare? L’unico tentativo di Ryan di riconciliarsi e tornare con lei si era concluso disastrosamente, specialmente per Jilly ed April, che avevano capito troppo brutalmente che non potevano fare affidamento su di lui come padre. Nel frattempo, Riley non aveva idea di quante ragazze erano entrate ed uscite dalla vita di Ryan. Prese un sorso di vino e disse: “Non penso che vedremo molto Ryan. E penso anche che vada bene cos?.” Riley e Blaine restarono in silenzio per alcuni istanti. Mentre fissavano la notte, le preoccupazioni di Riley su Phoebe e Ryan scivolarono via dalla sua mente, e, ancora una volta, si crogiol? nel calore e nel conforto della semplice compagnia di Blaine. La tranquillit? fu interrotta dal suono dei passi, delle chiacchiere e delle risate, mentre le ragazze correvano fuori dalla loro camera. Le parve che stessero facendo qualcosa in cucina, forse uno spuntino nel cuore della notte. Intanto, Riley e Blaine cominciarono a parlare serenamente di varie questioni: di come le loro carriere molto differenti potessero o non potessero essere compatibili, di come Riley avrebbe venduto la sua casa che aveva acquistato soltanto un anno prima, di come avrebbero gestito le loro finanze, e argomenti simili. Mentre parlavano, Riley si ritrov? a pensare … Abbiamo iniziato ad elencare le ragioni per cui sposarsi non ? una buona idea. Invece, sembrava sempre pi? una buona idea ad ogni secondo che passava. E la cosa davvero bella era che nessuno di loro doveva dirlo ad alta voce. Potrei benissimo aver detto s?, pens?. Certamente per lei erano seriamente fidanzati e stavano per sposarsi. E le piaceva davvero quella sensazione. La loro conversazione fu interrotta, quando April corse sul porticato con il cellulare di Riley in mano. Il telefono stava vibrando. Dandolo alla madre, April disse … “Ehi, mamma, hai lasciato il tuo cellulare in cucina. Hai ricevuto una chiamata.” Riley soffoc? un sospiro. Suppose che quella chiamata fosse da parte di qualcuno che non avrebbe voluto sentire al momento. In effetti, vide che si trattava del suo capo, l’Agente Speciale Brent Meredith. Il suo buonumore scem?, intuendo … Vuole che torni al lavoro. CAPITOLO QUATTRO Rispondendo alla chiamata, Riley sent? la familiare voce burbera di Meredith. “Come procede la sua vacanza, Agente Paige?” Riley riusc? a impedirsi di rispondere … “Stava andando bene fino ad ora.” Invece, replic?: “Molto bene. Grazie.” Si alz? dalla sedia e vag? lungo il porticato. Meredith emise un ringhio esitante, poi aggiunse … “Ascolti, abbiamo ricevuto delle strane telefonate da una poliziotta in Mississippi, da una piccola cittadina marinara chiamata Rushville. Lei sta lavorando ad un caso di omicidio. Hanno spaccato la testa con un martello ad un uomo del posto, e …” Meredith fece una nuova pausa, per poi proseguire … “La donna ha motivo di credere che sia opera di un serial killer.” “Perch??” Riley domand?. “Perch? ? successa una cosa simile a Rushville, circa dieci anni fa.” Riley strizz? gli occhi per la sorpresa. Comment?: “E’ tanto tempo tra un omicidio e l’altro.” “S?, lo so” Meredith le rispose. “Ho parlato con il suo capo, e l’uomo ha detto che non c’? molto per collegare i due casi. Ha detto che quella donna ? soltanto una poliziotta annoiata di una piccola cittadina in cerca di emozioni. Il fatto ?, in ogni caso, che lei continua a chiamare e non sembra affatto pazza, perci? forse …” Di nuovo, Meredith rimase in silenzio. Riley guard? all’interno della casa, e vide che Blaine stava aiutando le ragazze a preparare qualcosa da mangiare in cucina. Riley si sent? male al pensiero di dover interrompere quella vacanza. Poi, il capo disse: “Ascolti, pensavo che, se ? stanca di stare in vacanza e ha nostalgia del lavoro, forse potrebbe andare in Mississippi e …” Riley si stup? al sentire la sua voce interromperlo bruscamente. “No” rispose. Ci fu di nuovo silenzio, e il cuore di Riley sembr? volerle uscire dal petto. Oh, mio Dio, pens?. Ho appena detto di no a Brent Meredith. Non ricordava di aver mai fatto una cosa simile e per una gran buona ragione. Meredith era noto per disprezzare quella parola, specialmente quando c’era del lavoro da fare. Riley si prepar? a ricevere una feroce ramanzina. Invece, sent? un roco sospiro. Meredith disse: “S?, avrei dovuto immaginarlo. Probabilmente, non ? nulla. Mi spiace averla disturbata. Continui a godersi la vacanza.” Meredith mise fine alla chiamata, e Riley rest? sul porticato guardando il telefono. Le parole di Meredith riecheggiarono nella sua mente … “Mi spiace averla disturbata.” E quello non sembrava affatto il capo. Le scuse non erano affatto nel suo stile. Che cosa pensava davvero? Riley aveva la sensazione che Meredith non avesse creduto alle sue stesse parole … “Probabilmente, non ? nulla.” Riley intu? che qualcosa della storia della poliziotta avesse attirato l’attenzione di Meredith, il quale, pi? che mai, credeva che ci fosse davvero un serial killer in Mississippi. Ma visto che non disponeva di alcuna prova tangibile su cui poter lavorare, non gli sembrava di poter ordinare a Riley di prendere il caso. Mentre Riley continuava a osservare il cellulare, si ritrov? a pensare … Forse dovrei richiamarlo? Dovrei andare in Mississippi e dare un’occhiata, almeno? I suoi pensieri vennero interrotti dalla voce di April. “E allora che cosa succede? La vacanza ? finita?” Riley guard? e vide che la figlia era ferma nei pressi, nel porticato, con un’espressione triste. “Perch? lo pensi?” Riley chiese. April sospir? e disse: “Dai, mamma. Ho visto chi ti ha chiamato. Devi correre a risolvere un altro caso, non ? cos??” Riley guard? nella cucina e vide che Blaine e le altre due ragazze stavano ancora facendo degli spuntini insieme. Ma Jilly sembrava guardare nervosamente Riley. Riley si chiese improvvisamente … A che cosa diavolo stavo pensando? Lei sorrise ad April e disse … “No, non devo andare da nessuna parte. Sicuro …” Poi, allargando di pi? il sorriso, aggiunse … “Ho detto di no.” April spalanc? gli occhi. Poi, si precipit? in cucina, gridando … “Ehi, ascoltate! Mamma ha detto di no ad un caso!” Le altre due ragazze cominciarono a gridare “Evviva!” e “Cos? si fa!” mentre Blaine guardava felice Riley. Poi, inizi? un divertente battibecco, quando Jilly disse alla sorella … “Te l’ho detto. Ti ho detto che avrebbe rifiutato.” April rispose a tono: “Non ? vero. Eri persino pi? preoccupata di me.” “Non ? vero” Jilly disse. “Mi devi dieci dollari.” “Non abbiamo mai fatto una scommessa a riguardo!” “Invece s?!” Le due ragazze si presero giocosamente a pugni, ridacchiando e ridendo mentre litigavano. Anche Riley scoppi? a ridere e disse: “OK, ragazze. Basta cos?. Basta litigare. Non rovinate una vacanza perfetta. Mangiamo tutti qualcosa.” Poi si un? al gruppo che chiacchierava e rideva per il pasto della sera. Mentre mangiavano, lei e Blaine continuarono a guardarsi con amore. Erano davvero una coppia con tre ragazze adolescenti da crescere. Riley si chiese … Quando ? stata l’ultima volta che ho avuto una serata tanto meravigliosa? * Riley camminava a piedi nudi sulla spiaggia, mentre la luce del sole mattutino si rifrangeva sulle onde. Nell’aria risuonavano i versi dei gabbiani e la brezza era fresca e piacevole. Sar? una bella giornata, pens?. Ma, di l? dalle apparenze, c’era qualcosa di profondamente sbagliato. Le ci volle qualche attimo per capire … Sono sola. Guard? la spiaggia in tutte le direzioni, e vide che non c’era nessuno a vista d’occhio. Dove sono? si chiese. Dove sono April, Jilly e Crystal? E dov’? Blaine? Uno strano timore cominci? a crescere in lei, e anche un pensiero terrificante … Forse ho sognato tutto. S?, forse ieri sera non ? mai accaduto nulla. Assolutamente nulla. Quei bei momenti con Blaine, mentre pianificavano il loro futuro insieme. La risata delle sue due figlie, e anche di Crystal, che stava per diventare la sua terza figlia. Quella sensazione di appartenenza, piena di calore, una sensazione che aveva passato tutta la vita a cercare e desiderare. E’ stato tutto solo un sogno. E ora era sola, sola come non era mai stata in vita sua. Proprio allora, sent? ridere e chiacchierare dietro di s?. Si volt? e li vide … Blaine, Crystal, April e Jilly: tutti e quattro correvano intorno, lanciandosi un pallone da spiaggia. Riley sospir? sollevata. Allora era vero, pens?. Naturalmente, non l’aveva soltanto immaginato. Riley rise con gioia e corse per unirsi a loro. Ma, improvvisamente, qualcosa di duro ed invisibile la blocc?. Era come se fosse sorta una barriera invisibile, che la separava dalle persone che pi? amava al mondo. Riley si mosse lungo la barriera, facendovi scorrere sopra le mani, pensando … Forse c’? un modo per oltrepassarla. Poi, sent? una risata familiare. “Arrenditi, figliola” una voce disse. “Quella vita non ? per te.” Riley si volt? e vide qualcuno a pochi metri di distanza da lei. Era un uomo che indossava un’uniforme completa da Marine. Era alto ed allampanato, col viso invecchiato e segnato dalle rughe di anni di rabbia e di alcol. Era l’ultimo essere umano al mondo che Riley avrebbe voluto vedere. “Pap?” mormor? con disperazione. L’uomo sorrise tristemente e disse:“Ehi, non dovresti sembrare cos? dannatamente triste. Pensavo che ti avrebbe fatto piacere rivedere me, il tuo carne e il tuo sangue.” “Sei morto” Riley sbott?. Il genitore scroll? le spalle, replicando: “Beh, come gi? sai, questo non m’impedisce di farmi vedere di tanto in tanto.” Riley era consapevole che c’era della verit? in quelle parole. Non era la prima volta che vedeva suo padre da quando era morto l’anno prima. E non era neanche la prima volta che rimaneva disorientata dalla sua apparizione. Il poter parlare con un uomo morto proprio non aveva alcun senso per lei. Ma di una cosa era sicura. Non voleva avere niente a che fare con lui. Voleva stare tra persone che non le facessero odiare se stessa. Quindi, si volt? e cominci? a camminare verso Blaine e le ragazze, che stavano ancora giocando con il pallone da spiaggia. Di nuovo, fu fermata da quell’invisibile barriera. Il padre rise. “Quante volte devo dirtelo? Non hai niente a che fare con loro.” Tutto il corpo di Riley trem?, per rabbia o dolore, non seppe stabilirlo. Si volt? verso il padre, gridando … “Lasciami in pace!” “Sei sicura?” l’uomo ribatt?. “Sono tutto ci? che hai. Sono tutto ci? che sei.” Riley ringhi?: “Non sono affatto come te. So che cosa significa amare ed essere amata.” Il padre scosse la testa e sprofond? con i piedi nella sabbia. “Non che io non ti capisca” rispose. “E’ una dannata vita folle quella che hai, cerchi giustizia per gente che ? gi? morta, quindi proprio chi non ha pi? bisogno di giustizia. Proprio com’? stato con me in Vietnam, una stupida guerra che non si poteva vincere in alcun modo. Sei una cacciatrice, come me. Ti ho cresciuta in quel modo. Non conosciamo altro, noi due.” Rimasero immobili in una muta, reciproca sfida. Qualche volta Riley riusciva a sconfiggerlo, facendogli battere le palpebre. Ma questa non era una di quelle volte. Batt? dunque le palpebre e distolse lo sguardo. Il padre sogghign?, congedandosi bruscamente: “Accidenti, se vuoi restare da sola, per me va bene. Neanch’io mi sto esattamente godendo la tua compagnia.” Si volt? allontanandosi lungo la spiaggia. Riley torn? a guardare i suoi familiari e vide che tutti si stavano allontanando: April e Jilly mano nella mano, Blaine e Crystal in altra direzione. Mentre gi? stavano scomparendo nella prima luce del mattino, Riley batt? le mani sulla barriera e prov? a gridare … “Tornate! Vi prego, tornate indietro! Vi amo tutti!” Le labbra si mossero ma dalla bocca non usc? alcun suono. * Riley spalanc? gli occhi e si trov? sdraiata nel letto. Un sogno, pens?. Avrei dovuto sapere che si trattava di un sogno. Talvolta il padre le appariva nei sogni. Dopo tutto, in quale altro modo avrebbe potuto passare a trovarla, essendo morto? Le ci volle un altro momento per rendersi conto di avere gli occhi bagnati di pianto. L’opprimente solitudine, l’isolamento dalle persone che pi? amava al mondo, l’avvertimento ricevuto dal padre … “Sei una cacciatrice, come me.” C’era poco da meravigliarsi che si fosse svegliata angosciata. Prese un fazzoletto e, a poco a poco, riusc? a calmarsi e smettere di singhiozzare. Ma, anche cos?, quel senso di solitudine non intendeva scomparire. Si ricord? che le ragazze dormivano in un’altra camera, e Blaine in una terza. Ma le sembrava in qualche modo difficile crederlo. Da sola al buio, si sent? come se tutti fossero molto distanti, dall’altro capo del mondo. Pens? di alzarsi e camminare in punta di piedi per il corridoio, e di unirsi a Blaine nella sua camera, ma … Le ragazze. Dormivano in camera separate per via delle ragazze. Sistem? il cuscino intorno alla testa e prov? a riaddormentarsi, ma non riusciva a smettere di pensare … Un martello. Qualcuno in Mississippi ? stato ucciso con un martello. Si disse che non era un suo caso, e che aveva detto di no a Brent Meredith. Ma, anche quando finalmente riusc? a riaddormentarsi, quei pensieri non l’abbandonarono … C’? un killer a piede libero. C’? un caso da risolvere. CAPITOLO CINQUE Entrando nella stazione di polizia di Rushville, prima tappa del suo giro mattutino, Samantha avvert? la sensazione di essersi messa nei guai. Il giorno prima aveva fatto alcune telefonate, che probabilmente non avrebbe dovuto fare. Forse dovrei imparare a farmi gli affari miei, pens?. Ma, in qualche modo, farsi gli affari propri non le riusciva facilmente. Provava sempre a sistemare le cose: talvolta quelle che non si potevano aggiustare, o quelle che altre persone non volevano che fossero aggiustate. Come al solito, al suo arrivo, Sam non vide altri poliziotti ma soltanto la segretaria del capo, Mary Ruckle. I colleghi agenti la prendevano molto in giro per questo … “La buona vecchia affidabile Sam” dicevano. “Sempre la prima ad arrivare e l’ultima ad andarsene.” In qualche modo, non sembrava che intendessero farle un complimento. Ma, ripensandoci, trovava naturale che la “buona vecchia affidabile Sam” fosse presa di mira: era la poliziotta pi? giovane e l’ultima arrivata nelle forze dell’ordine di Rushville. Non era di alcun aiuto il fatto che fosse anche l’unica donna. Per un momento, Mary Ruckle non sembr? notare l’arrivo di Sam. Era profondamente impegnata a farsi le unghie, la sua abituale occupazione durante la maggior parte della giornata lavorativa. Sam non riusciva a comprendere il piacere di farsi le unghie. Lei teneva sempre le sue semplici e corte e forse questa era una delle varie ragioni per cui la gente la considerava, beh … Poco femminile. Non che Mary Ruckle fosse ci? che Sam considerava affascinante. Aveva il viso stretto e cattivo, come se fosse stato messo insieme da una molletta da bucato sulla punta del naso. Eppure, Mary era sposata e aveva tre figli, e pochi a Rushville prevedevano quel tipo di vita per Sam. Sam non sapeva che cosa desiderava davvero. Provava a non pensare troppo al futuro. Forse era questo il motivo per cui si concentrava tanto su ogni cosa in cui si imbatteva, giorno dopo giorno. Non riusciva davvero ad immaginare un futuro per se stessa, almeno non tra le scelte che sembravano essere disponibili. Mary soffi? sulle sue unghie, guard? Sam e disse … “Il Capo Crane vuole parlarti.” Sam annu? con un sospiro. Proprio come mi aspettavo, pens?. Entr? nell’ufficio e trov? il Capo Crane Carter intento a giocare a Tetris sul suo computer. “Solo un minuto” balbett?, sentendo Sam entrare nella stanza. Probabilmente distratto dall’ingresso, perse rapidamente la partita a cui stava giocando. “Dannazione” esclam?, guardando lo schermo. Sam si prepar?. Probabilmente era gi? stufo di lei. Perdere una partita di Tetris non doveva aver migliorato il suo umore. Il Capo si gir? nella sua sedia girevole e disse … “Kuehling, siediti.” Sam si sedette obbediente di fronte alla sua scrivania. Crane un? insieme le punte delle dita delle mani e la fiss? per un momento, provando come al solito a sembrare il pezzo grosso che lui stesso immaginava d’essere. E, come al solito, Sam non ne rimase impressionata. Crane aveva circa trent’anni, era bello ma non aveva nulla che colpisse l’immaginazione: piacente in un modo che nella mente di Sam si confaceva pi? ad un agente di assicurazione. Invece, era diventato il capo della polizia, profittando del vuoto di potere che il Capo Jason Swihart aveva lasciato, quando era improvvisamente andato via vent’anni prima. Swihart era stato un buon capo e era sempre piaciuto a tutti, inclusa Sam. A Swihart era stato proposto un lavoro grandioso in una societ? del settore della sicurezza nella Silicon Valley, e l’uomo si era comprensibilmente spostato su pascoli pi? verdi. Perci?, ora Sam e gli altri poliziotti dovevano rispondere al Capo Carter Crane. A Sam, l’uomo sembrava mediocre in un dipartimento pieno di mediocrit?. Sam non l’avrebbe mai ammesso ad alta voce, ma era certa di avere un cervello migliore di quello che possedevano Crane e tutti gli altri poliziotti del luogo messi insieme. Sarebbe bello avere una possibilit? di dimostrarlo, pens?. Infine, Crane disse: “Ho ricevuto un’interessante telefonata ieri sera, da un certo Agente Speciale Brent Meredith di Quantico. Non crederai mai a ci? che mi ha detto. Oh, ma, d’altronde, forse lo farai.” Sam si lament? infastidita e disse: “Avanti, Capo. Andiamo dritti al punto. Ho chiamato l’FBI ieri pomeriggio. Ho parlato con alcune persone, prima di essere finalmente messa in contatto con Meredith. Pensavo che qualcuno dovesse chiamare l’FBI. Dovrebbero essere qui ad aiutarci.” Crane fece un sorrisetto e disse: “Non dirmelo. E’ perch? sei ancora convinta che l’omicidio di Gareth Ogden dell’altro ieri sia stato opera di un serial killer, che vive proprio qui a Rushville.” Sam rote? gli occhi. “Ho bisogno di rispiegarlo?” replic?. “L’intera famiglia Bonnett ? stata uccisa una notte di dieci anni fa. Qualcuno ha spaccato loro la testa con un martello. Il caso non ? mai stato risolto.” Crane annu? e disse: “E pensi che lo stesso killer sia sbucato fuori dieci anni dopo.” Sam scroll? le spalle e disse: “C’? un collegamento piuttosto ovvio. Il modus operandi ? identico.” Crane alz? improvvisamente un po’ la voce. “Non c’? alcun collegamento. Lo abbiamo gi? deciso ieri. Il modus operandi ? solo una coincidenza. Il meglio che possiamo dire ? che Gareth Ogden ? stato ucciso da un vagabondo che ? passato per la citt?. Stiamo seguendo ogni pista possibile. Ma a meno che non ripeta lo stesso crimine altrove, ? probabile che non riusciremo mai a prenderlo.” Sam si sent? improvvisamente impaziente. Replic?: “Se ? stato soltanto un vagabondo, perch? non c’era alcuna traccia di furto?” Crane colp? la scrivania col palmo della sua mano. “Dannazione, non cedi con nessuna delle tue teorie, vero? Non sappiamo se non c’? stato un furto. Ogden era abbastanza confuso da lasciare la porta di casa aperta. Forse lo era anche da lasciare tanti soldi sul suo tavolino da caff?. Il killer li ha visti e li ha presi, colpendo Ogden alla testa nel farlo.” Riunendo di nuovo le punte delle dita, Crane aggiunse … “Ora non ti sembra pi? plausibile come teoria piuttosto che quella di uno psicopatico che ha passato dieci lunghi anni … a fare cosa, esattamente? In ibernazione, forse?” Sam fece un respiro lungo e profondo. Non ricominciare, si disse. Non poteva esporre di nuovo tutto soltanto perch? la teoria di Crane la infastidiva. E poi, come si spiegava il martello? Lei stessa si era accorta che i martelli di Ogden erano tutti ancora ben stipati nella sua cassetta degli attrezzi. Perci?, il killer si era portato con s? un martello, mentre vagava di citt? in citt?? Certo, era possibile. Ma come teoria sembrava anche un po’ ridicola. Crane brontol? ed aggiunse: “Ho detto a quel Meredith che eri annoiata e che hai un’enorme immaginazione, e di dimenticare il tutto. Ma, francamente, l’intera conversazione ? stata imbarazzante. Non mi piace quando la gente mi scavalca. Non avevi alcun diritto di fare quelle telefonate. Chiedere aiuto all’FBI ? il mio lavoro, non il tuo.” Sam digrign? i denti, sforzandosi di tacere. Riusc? a dire con voce tranquilla … “S?, Capo.” Crane respir?, facendo quello che sembr? un sospiro di sollievo. “Lascer? perdere tutto questo e non avvier? alcuna azione disciplinare stavolta” disse. “La verit? ? che sarei molto pi? felice se nessuno dei ragazzi venisse a sapere qualcosa. Hai detto a qualcun altro qui delle tue bravate?” “No, Capo.” “Allora, continua a far in modo che non si sappia” Crane sottoline?. L’uomo si volt? e cominci? una nuova partita a Tetris, mentre Sam lasciava il suo ufficio. Tornata alla propria scrivania, si sedette e rimugin? silenziosamente. Se non posso parlare con nessuno di questo, allora esploder?, pens?. Ma aveva appena promesso di non riferire la questione agli altri poliziotti. E allora con chi poteva parlare? Riusciva a pensare solo ad una persona … quella che era la ragione per cui era l?, provando a svolgere il suo lavoro … Mio padre. Era stato un poliziotto in servizio l?, quando la famiglia Bonnett era stata uccisa. Il fatto che il caso non fosse stato risolto aveva perseguitato l’uomo per anni. Forse pap? potrebbe dirmi qualcosa, pens?. Forse potrebbe suggerirmi delle idee. Ma Sam cap? che non sarebbe affatto una buona idea. Il padre era in una casa di riposo, e soffriva di demenza senile. Aveva giorni buoni e giorni cattivi, ma menzionare un caso dal suo passato lo avrebbe certamente innervosito e confuso. Sam non voleva che succedesse. Al momento, non aveva molto da fare, finch? il suo partner, Dominic, non fosse arrivato per il loro turno mattutino. Sperava che arrivasse presto, cos? che potessero fare un giro dell’area, prima che il caldo divenisse troppo soffocante. Oggi ci si aspettava che superasse il record Intanto, non poteva preoccuparsi di qualcosa che lei non poteva risolvere, nemmeno della possibilit? che un serial killer potesse essere l? a Rushville, preparandosi a colpire ancora. Prova a non pensarci, si disse. Poi, sbuff? e mormor? ad alta voce … “Come se questo fosse possibile.” CAPITOLO SEI Il cellulare di Riley vibr?, mentre Blaine guidava diretto a Fredericksburg. Fu sorpresa e turbata vedendo chi la stava chiamando. Si tratta per caso di un’emergenza? si chiese. Gabriela non la chiamava mai soltanto per chiacchierare, e non aveva telefonato durante le loro due settimane al mare. Aveva soltanto inviato qualche messaggio a Riley, ogni tanto, per informarla che tutto andava bene a casa. L’ansia di Riley aument?, quando, rispondendo, avvert? una nota di preoccupazione nella voce di Gabriela … “Se?ora Riley, quando sar? a casa?” “Tra circa mezz’ora” Riley rispose. “Perch??” La governante sospir?, per poi aggiungere … “Lui ? qui.” “Chi?” fu la domanda di Riley. Gabriela non rispose e Riley cap? … “Oh mio Dio” disse. “Ryan ? l??” “S?” Gabriela rispose. “Che cosa vuole?” fu la nuova domanda di Riley. “Non lo ha detto. Ma ha accennato che si tratta di una cosa importante. La sta aspettando.” Riley pens? per un attimo di farsi passare Ryan al telefono. Ma cambi? subito idea: qualunque cosa Ryan volesse, sicuramente non avrebbe potuto discuterne al telefono in quel momento. Non con tutti l? presenti in auto. Cos? rispose: “Digli che arriver? presto a casa.” “Va bene”. Messo fine alla chiamata, Riley rimase a guardare fuori dal finestrino del SUV. Dopo un momento, Blaine disse: “Ecco … ti ho sentito parlare di …?” Riley annu?. Sedute dietro, ed immerse nella musica, le ragazze non avevano ascoltato nulla di quanto fosse era detto fino ad allora. “Cosa?” April chiese. “Che cosa c’??” Riley sospir? e disse: “E’ tuo padre. E’ a casa e ci sta aspettando.” April e Jilly sbottarono. Jilly si lament?: “Non potevi dire a Gabriela semplicemente di mandarlo via?” Riley fu tentata di dire che avrebbe voluto tanto farlo, ma non sarebbe stato giusto assegnare alla donna quel compito. Cos? rispose … “Sai che non posso farlo.” April e Jilly gemettero entrambe con sgomento. Riley comprendeva benissimo come si sentissero le sue due figlie. L’ultima visita inaspettata di Ryan a casa loro era stata sgradevole per tutti, Ryan incluso. Il suo tentativo di ammaliare le ragazze, affinch? gli permettessero di tornare nelle loro vite si era rivelato disastroso. April era stata fredda con lui, e Jilly si era dimostrata addirittura molto sgradevole. Riley non poteva biasimarle. Troppe volte ormai, Ryan aveva illuso entrambe di potersi ancora comportarsi da padre. Aveva deluso quelle speranze pi? volte e le ragazze non volevano avere niente a che fare con lui. Che cosa vuole adesso? Riley si domand?, sospirando di nuovo. Di qualunque cosa si trattasse, sperava che non avrebbe rovinato lo stato di buon umore in cui si trovavano tutti, dopo la vacanza che avevano appena fatto. Erano state due settimane piacevoli, nonostante l’incubo di Riley su suo padre. Da allora, aveva fatto del suo meglio per allontanare dalla mente la telefonata di Meredith. Ma la notizia di Ryan sembrava aver innescato di nuovo i suoi pensieri cupi. Un martello, pens?. Qualcuno ? stato ucciso con un martello. Si disse che aveva fatto la cosa giusta a dire no al Capo Meredith. Inoltre, l’uomo non l’aveva pi? richiamata, il che sicuramente significava che non era affatto preoccupato dalla cosa dopotutto. Probabilmente, non era nulla, pens?. Soltanto un caso di cui la polizia del posto potr? occuparsi. * L’ansia di tutti aument?, mentre Blaine accostava il suo SUV di fronte alla villetta di Riley. Una costosa Audi era parcheggiata di fronte. Si trattava naturalmente dell’auto di Ryan, ma Riley non ricordava se fosse la stessa auto che aveva l’ultima volta che era stato l?. Gli piaceva acquistare gli ultimi modelli, a prescindere dal costo. Quando ebbero parcheggiato, Blaine esit?. Voleva aiutare Riley e le sue due figlie a portare i bagagli in casa, ma … “Sar? strano?” chiese a Riley, che soffoc? un gemito. Naturalmente, pens?. Blaine e Ryan si erano visti raramente, ma quegli incontri erano stati poco amichevoli, almeno da parte di Ryan. Blaine aveva fatto del suo meglio per essere gentile, ma Ryan si era dimostrato scontroso ed ostile. Riley, April e Jilly riuscirono facilmente a portare i bagagli in casa tutti in una volta. Non avevano bisogno realmente dell’aiuto di Blaine, e Riley non voleva che Blaine si sentisse a disagio, eppure … Perch? diavolo Blaine dovrebbe sentirsi a disagio in casa mia? Dire a Blaine e Crystal di andarsene non era una soluzione a questo problema. Riley si rivolse a Blaine: “Venite dentro.” Il gruppo port? tutti i bagagli in casa. Gabriela lo accolse alla porta, accompagnata dalla cagnolina di Jilly, Darby, un animaletto caratterizzato da grandi orecchie, che saltell? intorno a loro contenta, mentre Gabriela non sembrava cos? felice. Mentre appoggiavano i bagagli all’entrata, Riley vide Ryan seduto in soggiorno. La sua ansia aument?, vedendo che l’uomo aveva due valigie accanto a s? … Ha intenzione di restare? La gatta bianca e nera di April, Marbles, era sdraiata comoda sul suo grembo. Ryan sollev? la testa, cessando di accarezzare la felina. Sorrise debolmente e disse con voce piuttosto patetica … “Una gatta e una cagnolina! Wow, che novit?!” Visibilmente infastidita, April tolse Marbles dal grembo di Ryan. L’uomo ne rimase ferito, naturalmente. Ma, ancora una volta, Riley comprendeva bene lo stato d’animo di April. April e Jilly si diressero verso le scale ma Riley le richiam? … “Aspettate, ragazze. Non avete qualcosa da dire a Blaine e Crystal?” Sembrando vergognarsi un po’ per la propria mancanza di buone maniere, le due sorelle ringraziarono Blaine e Crystal per la splendida vacanza che avevano passato insieme. Crystal le abbracci? entrambe. “Ti chiamo domani” disse ad April. “Ora portate le vostre cose con voi” Riley disse loro. April e Jilly afferrarono obbedientemente le loro valigie. Jilly prese la maggior parte delle loro cose, visto che April teneva ancora Marbles con una mano. Poi, andarono di sopra, e Darby le segu?. Passarono pochi momenti ed il rumore delle porte delle loro camere che si chiudevano risuon? nella casa. Gabriela guard? Ryan preoccupata, e si diresse al proprio appartamento. L’uomo si volse verso Blaine e disse timidamente: “Ciao, Blaine. Spero che abbiate tutti avuto una buona vacanza.” Riley spalanc? la bocca per la sorpresa. Sta provando ad essere gentile, pens?. Ora era certa che dovesse esserci qualcosa di terribile in ballo. Blaine rivolse a Ryan un breve cenno, e disse: “E’ stata grandiosa, Ryan. Tu come stai?” Ryan scroll? le spalle e non disse nulla. Riley era determinata a non lasciare che Ryan limitasse il suo comportamento. Baci? gentilmente Blaine sulle labbra e disse: “Grazie per la meravigliosa vacanza.” Blaine arross?, ovviamente imbarazzato dalla situazione. “Grazie a te, e alle tue ragazze” l’uomo rispose. Crystal strinse la mano di Riley e la ringrazi?. Blaine mim? silenziosamente a Riley: “Chiamami dopo.” Riley annu?, e Blaine e la figlia raggiunsero il SUV. La donna fece un respiro profondo e si volt? a guardare l’unica altra persona rimasta in soggiorno. Il suo ex-marito la osserv? silenziosamente con occhi imploranti. Che cosa vuole? si chiese ancora una volta. Di solito, quando Ryan si faceva vedere, lei era immediatamente consapevole che fosse ancora un bell’uomo, un po’ pi? alto, grande e pi? atletico di Blaine, e sempre perfettamente pettinato e vestito. Ma, stavolta, era diverso in qualche modo: appariva trascurato, triste e distrutto. Non lo aveva mai visto in quelle condizioni. Riley stava per chiedergli che cosa non andasse, quando l’uomo disse … “Forse potremmo bere qualcosa?” Riley guard? il suo volto per un istante. Era teso e giallastro. Si chiese … Si ? messo a bere ultimamente? Ha bevuto qualche drink prima di venire qui? Consider? brevemente di negargli tale richiesta, poi usc? dalla stanza raggiungendo la cucina, e vers? del bourbon con ghiaccio per entrambi. Port? i bicchieri in soggiorno e sedette su una sedia di fronte a lui, aspettando che dicesse qualcosa. Infine, con le spalle curve, disse con voce sommessa … “Riley, sono rovinato.” La bocca di Riley si spalanc?. Che cosa significa? si chiese. CAPITOLO SETTE Mentre Riley era seduta a fissarlo, Ryan ripet? quelle parole … “Sono rovinato. Tutta la mia vita ? rovinata.” Riley ne fu scioccata. Non riusciva a ricordare l’ultima volta in cui lui si fosse espresso in un tono cos? sconfortato. L’arroganza e la sicurezza erano pi? nel suo stile. “Che cosa vuoi dire?” gli chiese. L’uomo fece un lungo e triste sospiro, per poi rispondere: “Paul e Barrett, mi vogliono fuori dallo studio legale.” Riley non riusciva a credere alle proprie orecchie. Paul Vernasco e Barrett Gaynor erano stati i partner di Ryan da quando i tre avevano fondato insieme lo studio. Per di pi?, erano stati gli amici pi? vicini a Ryan. Lei chiese: “Che cosa ? successo?” Ryan alz? le spalle e disse con voce reticente: “Qualcosa che ha a che fare con la mia responsabilit? con lo studio … non so.” Ma Riley intu? che sapeva esattamente il motivo per cui lo stavano estromettendo. E le ci volle poco per indovinare la ragione. “Molestie sessuali” azzard?. Ryan sussult? a quelle parole. “Ascolta, ? stato tutto un equivoco” replic?. Riley dovette quasi mordersi la lingua per impedirsi di dire … “Certo, scommetto che ? cos?.” Evitando lo sguardo dell’ex-moglie, Ryan prosegu?: “Si chiama Kyanne, ? una collega ed ? giovane …” Quando la sua voce si blocc? per un momento, Riley pens? … Naturalmente ? giovane. Sono sempre giovani. Ryan disse: “E pensavo che fosse una cosa reciproca. Dico davvero. Abbiamo iniziato a flirtare, entrambi, credimi. Poi, ? successo che … beh, ? andata da Paul e Barrett a lamentarsi di un brutto ambiente lavorativo. Hanno provato a gestirla con un accordo di riservatezza, ma lei non ha accettato. Nulla sarebbe bastato direi, tranne che io me ne andassi.” Poi, divenne di nuovo silenzioso, e Riley prov? a comprendere tutto ci? che l’uomo non aveva detto. Non era difficile ricostruire uno scenario ipotetico. Ryan si era fatto affascinare da una collega carina ed estroversa, forse una giovane ambiziosa intenzionata ad un’eventuale collaborazione. Fin dove si ? spinto Ryan? si domand?. Dubitava che le avesse promesso una promozione in cambio di favori sessuali … Lui non ? quel tipo di uomo viscido, pens?. E forse Ryan diceva anche la verit? in merito all’attrazione reciproca, almeno all’inizio. Forse avevano persino avuto un rapporto consensuale. Ma, all’improvviso, le cose si erano guastate, e alla donna, Kyanne, non era piaciuto quello che stava accadendo tra loro. Probabilmente con buona ragione, Riley immaginava. Inevitabilmente Kyanne aveva pensato che il suo futuro nello studio legale fosse in qualche modo connesso al suo rapporto con Ryan, che era un socio dopotutto. Esercitava il potere nel loro rapporto. Eppure, qualcosa a Riley proprio non tornava … Disse: “Quindi, Paul e Barrett ti vogliono fuori? E’ la loro soluzione?” Ryan annu?, e Riley scosse la testa, incredula. Paul e Barrett non erano esattamente dei Boy Scout, e Riley aveva sentito per caso delle discussioni piuttosto volgari tra i tre partner nel corso degli anni. Senz’altro, sapeva che il loro comportamento non era migliore di quello di Ryan, forse anche di gran lunga peggiore. Replic?: “Ryan, hai detto che lei non ha firmato un accordo di non divulgazione.” Ryan annu? e prese un sorso del suo drink. Con molta cautela, domand?: “A quanti accordi di non divulgazione per molestie sessuali hai lavorato negli anni?” Ryan sussult? di nuovo, e Riley seppe che aveva colto nel segno. Poi, aggiunse: “E Paul e Barrett, quanti accordi di non divulgazione hanno dovuto negoziare per se stessi?” Ryan esord?: “Riley, preferirei non mettermi nei …” “No, certo che no” Riley l’interruppe. “Ryan, sei stato il capro espiatorio. Lo sai, vero? Paul e Barrett stanno provando a ripulire l’immagine dello studio, facendo sembrare che applichino una politica di tolleranza zero nei confronti delle molestie. Sbarazzarsi di te ? un modo per riuscirci.” Ryan alz? le spalle e disse: “Lo so. Ma che cosa posso fare?” Riley certamente non aveva una risposta. Non intendeva mostrarsi comprensiva con lui. Si era scavato la fossa da solo per anni. Nonostante ci?, odiava il tiro mancino che i soci gli avevano tirato. Ma sapeva che lui non poteva farci proprio niente. Inoltre, c’era dell’altro che la preoccupava. Annuendo verso le valigie, la donna chiese: “Per cosa sono queste?” Ryan guard? i bagagli per un momento. Poi, disse con voce spezzata: “Riley, non posso andare a casa.” Riley fu percorsa da un fremito. “Che cosa intendi?” gli chiese. “Hai perso la casa?” “No, non ancora. E’ solo che …” La voce di Ryan scemo, poi disse … “Non posso affrontarlo da solo. Non posso vivere in quella casa da solo. Continuo a ricordare i bei momenti con te ed April. Continuo a ricordare quanto abbia rovinato tutto nel peggiore dei modi per tutti noi. Quel posto mi spezza il cuore, Riley.” Tir? fuori il suo fazzoletto e si asciug? gli occhi. Riley era scioccata. Aveva raramente visto l’ex-marito in lacrime. Era quasi sul punto di piangere lei stessa. Ma sapeva di avere un serio problema da risolvere al momento. Disse allora con tono gentile … “Ryan, non puoi restare qui.” Ryan si accasci? sulla sedia, come un palloncino bucato. Riley avrebbe voluto che le sue parole non fossero state cos? dolorose. Ma doveva essere onesta. “Ho la mia vita ora” disse. “Ho due ragazze da crescere. Ed ? una bella vita. Io e Blaine abbiamo una relazione seria, davvero seria. Infatti …” Fu quasi sul punto di rivelargli del piano di Blaine di ampliare la sua casa. Ma no, sarebbe stato troppo, decise. Cos? aggiunse: “Puoi vendere la nostra vecchia casa.” “Lo so” Ryan disse, continuando a piangere a bassa voce. “Voglio farlo. Ma nel frattempo … proprio non posso viverci.” Riley avrebbe voluto poter fare qualcosa per confortarlo, prendergli la mano, abbracciarlo, o dimostrargli conforto con un altro gesto fisico. Era invitante, e parte dei vecchi sentimenti che nutriva per lui stavano riemergendo ma … Non farlo, si disse. Resta fredda. Pensa a Blaine. Pensa alle ragazze. Ryan singhiozzava pateticamente. Con voce davvero agitata, disse … “Riley, mi dispiace. Voglio ricominciare tutto daccapo. Voglio essere un buon marito e un buon pap?. Senz’altro, posso farlo se … ci riproviamo.” Continuando a mantenere una distanza fisica tra loro, Riley rispose … “Ryan, non possiamo. E’ troppo tardi per questo.” “Non ? mai troppo tardi” Ryan pianse. “Andiamo via, noi due, rimettiamo insieme i pezzi.” Riley ne rimase scioccata. Non sa che cosa dice, pens?. Ha un esaurimento nervoso. Era certa che l’uomo avesse bevuto prima di raggiungerla. Poi, con una risata nervosa, disse … “Ci sono! Andiamo allo chalet di tuo padre! Non ci sono mai stato, riesci a crederci? Nemmeno una volta in tutti questi anni. Possiamo passarci qualche giorno e …” Riley l’interruppe bruscamente: “Ryan, no.” Lui rimase a fissarla, come se non potesse credere alle proprie orecchie. Con tono pi? gentile, Riley disse: “Ho venduto lo chalet, Ryan. E anche se non fosse cos? …” Poi, rest? in silenzio per un momento, e continu? … “Ryan, devi venire tu fuori da tutto questo. Vorrei poterti aiutare, ma non posso.” Le spalle di Ryan si abbassarono e i singhiozzi si fecero pi? lievi. Sembrava stesse riflettendo sulle parole di Riley, che continu?: “Sei un uomo tenace, intelligente ed intraprendente. Puoi venirne fuori. So che puoi. Ma non posso aiutarti. Non sarebbe giusto per me, e, se sei onesto con te stesso, sai che non farebbe bene nemmeno a te.” Ryan annu? tristemente. “Hai ragione” disse, con voce pi? ferma ora. “E’ un mio casino e devo sistemarlo io. Mi dispiace di averti disturbata. Ora vado a casa.” Quando l’ex-marito si alz? in piedi, Riley disse … “Aspetta. Non sei in condizioni di guidare fino a casa. Lascia che ti accompagni. Puoi tornare a prendere la tua auto quando starai meglio.” Ryan annu? di nuovo. Riley tir? un sospiro di sollievo: non aveva dovuto litigare per convincerlo, mentre temeva di dovergli strappare le chiavi della sua auto dalle mani con la forza. Riley os? infine prenderlo per il braccio, guidandolo fino alla sua auto. L’uomo sembrava davvero aver bisogno del suo sostegno fisico. Restarono entrambi in silenzio durante il tragitto. Quando accostarono davanti alla grande e bella casa che una volta condividevano, Ryan riprese: “Riley, c’? qualcosa che vorrei dirti. Io … io penso che tu sia stata davvero brava. E ti auguro ogni bene.” Riley sent? un nodo in gola. “Oh, Ryan …” inizi?. “No, per favore, ascoltami, perch? ? una cosa importante. Io ti ammiro. Hai fatto tante cose grandiose. Sei stata una grande mamma per April, ed hai adottato Jilly, e stai iniziando una nuova relazione, e posso dire che ? un uomo favoloso. E tutto mentre svolgi il tuo lavoro, fermi i cattivi, salvi vite. Non so come tu ci sia riuscita. La tua vita ? completa.” Riley ne fu profondamente sorpresa e turbata al contempo. Quando era stata l’ultima volta che Ryan le aveva detto una cosa simile? Non aveva proprio idea di che cosa dire. Con suo sollievo, Ryan usc? dall’auto senza aggiungere altro. Riley rest? a fissare la casa, mentre Ryan entrava. Empatizzava davvero con lui. Non riusciva ad immaginare di affrontare quella casa da sola, non con tutti i ricordi che conteneva, belli o brutti. E quelle parole che lui aveva detto … “La tua vita ? completa.” Sospir? e mormor? ad alta voce … “Non ? vero.” Era ancora difficile per lei, crescere due ragazze mentre svolgeva un lavoro intenso e spesso pericoloso. Era attratta in troppe direzioni, aveva troppi impegni, e non aveva ancora imparato a gestire tutto. Sarebbe sempre stato cos?? E che posto avrebbe occupato Blaine? Un matrimonio felice era possibile per lei? La spaventava l’idea di potersi ritrovare come Ryan un giorno. Poi, si allontan? dal luogo in cui aveva vissuto, e guid? fino a casa. CAPITOLO OTTO Riley andava avanti e indietro sul pavimento del suo soggiorno. Si disse che avrebbe dovuto provare a rilassarsi ora, che aveva imparato tutto sul rilassarsi durante la sua recente vacanza. Ma, rifletttendo, si ritrov? a ricordare quello che il padre le aveva detto nell’incubo … “Sei una cacciatrice, come me.” Ma, senz’altro, non si sentiva una cacciatrice al momento. Piuttosto come un animale in gabbia, pens?. Era appena tornata a casa, dopo aver accompagnato le figlie a scuola per il loro primo giorno. Jilly era felice di poter finalmente frequentare lo stesso liceo di sua sorella. I nuovi studenti e i loro genitori presero parte al consueto benvenuto nell’auditorium, poi fecero un rapido giro delle aule degli studenti. April era riuscita a raggiungere Riley e Jilly per il giro. Sebbene Riley non avesse avuto la possibilit? di parlare ad ognuno degli insegnanti, era almeno riuscita a salutare e a presentarsi come madre di Jilly e far conoscere April come la sorella. Alcuni dei nuovi insegnanti di Jilly avevano conosciuto April negli anni passati e ne avevano un buon ricordo. Quando Riley aveva voluto andare in giro per la struttura dopo l’orientamento, entrambe le ragazze l’avevano presa in giro. “A fare che?” April aveva chiesto. “Andare a tutte le lezioni di Jilly?” Riley aveva detto che forse avrebbe voluto farlo, provocando un lamento di disperazione di Jilly. “Ma-a-mma! Sarebbe cos? poco fico!” April aveva riso e detto: “Mamma, non fare la chopper.” Quando Riley chiese che cosa fosse un “chopper”, April la inform? spiegandole che quella parola significava “genitore elicottero.” Uno di quei termini che dovrei imparare, Riley pens?. Comunque, Riley aveva rispettato l’orgoglio della figlia minore ed era tornata a casa. Gabriela era andata a pranzo con uno dei suoi numerosi cugini, per poi andare a fare la spesa. Devo reagire, pens?. Riley and? in cucina a prepararsi uno spuntino. Poi, si costrinse a sedere in soggiorno e accese la tv. Le notizie erano deprimenti, perci? pass? ad una soap opera diurna. Non conosceva affatto la trama ma era divertente, almeno per un po’. Tuttavia presto la sua attenzione scem?, e si trov? a pensare a quello che Ryan aveva detto durante la sua tremenda visita, quando era tornata dalla spiaggia … “Non posso affrontarlo da solo. Non posso vivere in quella casa da solo.” Al momento, Riley aveva una precisa idea di come si sentisse. Lei e il suo ex-marito erano pi? simili di quanto volesse ammettere? Prov? a convincersi del contrario. A differenza di Ryan, si prendeva cura della sua famiglia. Pi? tardi quel giorno, le ragazze e Gabriela sarebbero state tutte a casa e avrebbero cenato insieme. Forse questo weekend Blaine e Crystal si sarebbero uniti a loro. Quel pensiero le ricord? che Blaine si era mostrato un po’ riservato nei suoi confronti dopo l’incontro con Ryan. Riley ne comprendeva bene il motivo. Non aveva voluto parlare con Blaine di quella visita, sembrandole una questione troppo intima e personale, ed era solo naturale che Blaine si sentisse a disagio. Il suo primo impulso fu di chiamarlo immediatamente, ma sapeva che Blaine stava dei mando molto tempo al suo ristorante dopo la fine della vacanza. Perci?, Riley era l? e si sentiva terribilmente sola nella sua stessa casa … Proprio come Ryan. Non pot? fare a meno di sentirsi un po’ in colpa verso l’ex-marito, sebbene non riuscisse a comprenderne la ragione. Non aveva alcuna colpa di quanto stava andando male nella vita dell’uomo. Tuttavia, avvertiva il forte desiderio di chiamarlo e scoprire come stesse, forse dispiacersi un po’ con lui. Ma, naturalmente, si trattava di un’idea incredibilmente stupida. L’ultima cosa che doveva era dargli dei falsi segnali, inducendolo a sperare che potessero tornare di nuovo insieme. Mentre i personaggi della soap opera litigavano, piangevano, si schiaffeggiavano e andavano a letto tra loro, un pensiero si fece largo nella mente di Riley. Talvolta, la sua vita a casa, la sua famiglia e i suoi rapporti non le sembravano pi? reali di quello a cui stava assistendo alla tv. La presenza effettiva dei suoi cari tendeva a distrarla dal suo profondo senso di isolamento. Ma persino qualche ora da sola in casa era sufficiente a ricordarle dolorosamente di quanto si sentisse sola dentro. C’era uno spazio vuoto dentro di lei che poteva riempire soltanto con … Cosa, esattamente? Il lavoro. Ma quanto contava il suo lavoro, per se stessa o per gli altri? Ancora una volta, ricord? una frase pronunciata dal padre in quell’incubo … “E’ una dannata vita folle quella che hai, cerchi giustizia per gente che ? gi? morta, quindi proprio chi non ha pi? bisogno di giustizia.” Lei si chiese … Questo ? vero? Quello che faccio ? davvero inutile? No, era ovvio: spesso fermava assassini che certamente avrebbero colpito di nuovo, se avessero potuto. Salvava vite, alla fine, pi? di quante riuscisse ad immaginare. Eppure, per far s? che lei potesse avere un lavoro da svolgere, qualcuno doveva uccidere, e qualcuno doveva morire … Comincia sempre con la morte. E, il pi? delle volte, i suoi casi continuavano ad ossessionarla e perseguitarla persino dopo che erano stati risolti, dopo che gli assassini venivano uccisi o consegnati alla giustizia. Spense il televisore, che ora la stava soltanto irritando. Poi, torn? a sedersi, chiuse gli occhi e pens? al suo caso pi? recente, quello di un serial killer in Georgia. Povera Morgan, pens?. Morgan Farrell era la moglie di un uomo ricco ma violento. Quando era stato brutalmente accoltellato a morte nel sonno, Morgan era sicura di essere la colpevole dell’omicidio, sebbene non riuscisse a ricordare di aver commesso il fatto. Era sicura di averlo dimenticato, per via delle pillole e dell’alcol. Ed era stata orgogliosa di quello che credeva di aver commesso. Aveva persino chiamato Riley al telefono per dirglielo … “Ho ucciso il bastardo.” Morgan era innocente, in realt?. Un’altra donna folle aveva ucciso il marito di Morgan, ed altri mariti ugualmente violenti. La donna, vittima anche lei dell’ultimo marito, aveva deciso di farsi giustizia da sola e di farne una missione, diretta a liberare le altre donne dal dolore. Riley l’aveva fermata prima che uccidesse erroneamente un uomo, la cui unica colpa era di amare la moglie, disturbata e delirante. Riley rivisse la scena nella sua mente, dopo aver lottato contro la donna a terra, e averle messo le manette … “Adrienne McKinney, ? in arresto.” Ma Riley si ritrov? a chiedersi … E se tutto fosse finito in maniera diversa? E se fosse stato possibile salvare un uomo innocente, spiegare alla donna l’errore che aveva commesso, per poi semplicemente lasciarla andare? Lei avrebbe continuato ad uccidere, fu la sua conclusione. E gli uomini che aveva ucciso avrebbero meritato di morire. Allora che tipo di giustizia aveva servito davvero quella volta? La disperazione si impadron? di Lei al ricordo delle parole del padre … “E’ una vita dannatamente folle e inutile quella che hai.” Da un lato, stava disperatamente provando a vivere la vita di una madre che cresceva due figlie e quella di una donna innamorata di un uomo che sperava di sposare. A volte, quella vita sembrava davvero funzionare per lei, e sapeva che non avrebbe mai cessato di continuare cos?. Ma, non appena si ritrovava da sola, quella vita ordinaria sembrava irreale. Dall’altro lato, invece, lottava contro orribili ostacoli per abbattere i mostri. Il suo lavoro era fondamentale per lei, sebbene troppo spesso cominciava e terminava in pura futilit?. In quel momento Riley si sentiva molto triste. Sebbene fosse presto, fu tentata di versarsi da bere. Mentre combatteva quella tentazione, il suo telefono squill?. Quando vide chi la stesse chiamando, trasse un enorme sospiro di sollievo. Questo era reale. Aveva del lavoro da fare. CAPITOLO NOVE Mentre guidava fino all’edificio del BAU, Riley si accorse di vivere il suo ritorno al lavoro in modo contrastante. Quando Meredith l’aveva chiamata, aveva dedotto dal suo tono di voce che non era di buonumore. Non le aveva fornito alcun dettaglio ma si era limitato a comunicarle che avrebbe tenuto un meeting della sua squadra, per aggiornarla su nuovi sviluppi. Era felice di uscire di casa e di andare a Quantico ma non comprendeva perch? Meredith fosse cos? furioso. Circa una settimana e mezza prima, le aveva suggerito di andare a Rushville, Mississippi, per occuparsi di un omicidio che era appena accaduto. Riley si era rifiutata. Ma quel giorno non era sembrato irritato con lei, anzi si era dimostrato completamente dispiaciuto di averla disturbata. “Mi dispiace averla disturbata” aveva detto proprio. “Continui a godersi la sua vacanza.” Qualcosa era cambiato da allora. Quale che fosse la vera ragione, con ogni probabilit? questo significava che aveva del vero lavoro di cui occuparsi. Mentre parcheggiava l’auto di fronte al grande edificio bianco, che ospitava l’Unit? di Analisi Comportamentale, si accorse di sentirsi gi? meglio: stava tornando a casa. Dopo aver parcheggiato l’auto, Riley apr? il portabagagli e tir? fuori la sua valigia, che teneva sempre pronta. Sapeva che probabilmente si sarebbe dovuta occupare di un nuovo caso. Quando entr? nella sala conferenze, il meeting stava appena iniziando. I due partner di Riley, Bill Jeffreys e Jenn Roston, erano seduti in fondo al tavolo di fronte all’Agente Speciale Brent Meredith, il caposquadra. Come sempre, Meredith aveva una figura che incuteva timore, con il suo fisico robusto e i suoi lineamenti scuri e spigolosi. Ma oggi, incuteva pi? timore del solito. Lanci? un’occhiataccia a Riley, mentre quest’ultima prendeva posto al tavolo. Poi scatt?: “Com’? andata la vacanza, Agente Paige?” Il tono brusco colp? Riley, che, invece di rispondere alla domanda, sostenne lo sguardo e disse fermamente: “Sono pronta a tornare a lavoro.” Meredith annu? con tetra approvazione. Poi, aggiunse: “Ora che siamo tutti qui, possiamo cominciare.” Muovendo lo sguardo da uno all’altro degli interlocutori, Meredith aggiunse: “Continuo a pensare all’omicidio a Rushville, Mississippi, quello di cui ci ha parlato la poliziotta del posto che ci ha chiamato. Ho chiesto all’Agente Jeffreys di fare una piccola ricerca a riguardo. L’ha fatto, e ora pensa che forse dovremmo occuparcene, dopotutto. Vorrebbe spiegare, Agente Jeffreys?” “Certamente” Bill rispose, alzandosi e raggiungendo lo schermo di fronte alla stanza. Da molti anni ormai, Bill era partner e grande amico di Riley, che era felice di vederlo l?. Aveva circa la sua et? ed era un uomo saldo e straordinario, con qualche sprazzo di grigio tra i capelli neri. Êîíåö îçíàêîìèòåëüíîãî ôðàãìåíòà. Òåêñò ïðåäîñòàâëåí ÎÎÎ «ËèòÐåñ». Ïðî÷èòàéòå ýòó êíèãó öåëèêîì, êóïèâ ïîëíóþ ëåãàëüíóþ âåðñèþ (https://www.litres.ru/pages/biblio_book/?art=51921978&lfrom=688855901) íà ËèòÐåñ. Áåçîïàñíî îïëàòèòü êíèãó ìîæíî áàíêîâñêîé êàðòîé Visa, MasterCard, Maestro, ñî ñ÷åòà ìîáèëüíîãî òåëåôîíà, ñ ïëàòåæíîãî òåðìèíàëà, â ñàëîíå ÌÒÑ èëè Ñâÿçíîé, ÷åðåç PayPal, WebMoney, ßíäåêñ.Äåíüãè, QIWI Êîøåëåê, áîíóñíûìè êàðòàìè èëè äðóãèì óäîáíûì Âàì ñïîñîáîì.
Íàø ëèòåðàòóðíûé æóðíàë Ëó÷øåå ìåñòî äëÿ ðàçìåùåíèÿ ñâîèõ ïðîèçâåäåíèé ìîëîäûìè àâòîðàìè, ïîýòàìè; äëÿ ðåàëèçàöèè ñâîèõ òâîð÷åñêèõ èäåé è äëÿ òîãî, ÷òîáû âàøè ïðîèçâåäåíèÿ ñòàëè ïîïóëÿðíûìè è ÷èòàåìûìè. Åñëè âû, íåèçâåñòíûé ñîâðåìåííûé ïîýò èëè çàèíòåðåñîâàííûé ÷èòàòåëü - Âàñ æä¸ò íàø ëèòåðàòóðíûé æóðíàë.